41° giornata per la vita: dare ricevendo
41° giornata per la vita: dare ricevendo

Venerdì primo febbraio, ore 9:00. Gioia, ansia, senso di responsabilità mescolato a immensa

gratitudine: questi erano i sentimenti che dentro di me facevano a gara per far salire a mille

l’adrenalina. Stavo per salire quegli scalini che mi avrebbero portata a parlare della mia esperienza

di giovane mamma, di fronte a ben più di 500 ragazzi!

Quella mattinata al teatro Odeon di Firenze è stata davvero intensa e ricca di emozioni, per me

indimenticabile. Oltre a me, erano presenti altri due ragazzi, a testimoniare, attraverso le loro

esperienze, il loro amore per la vita. Il primo si chiama Federico, ed è un ragazzo che, dopo aver

vissuto a San Patrignano, ha scelto di mettersi in aiuto di chi si trova nella sua situazione di qualche

anno fa. L’altra ragazza, invece, è Nicole Orlando, che conta ben 5 medaglie vinte alle

paraolimpiadi. Ospite anche la band Pop-Rock dei Medison, i quali, oltre ad aver suonato dei loro

pezzi, hanno dato la loro testimonianza. Il tutto è stato condotto in maniera impeccabile da Andrea

Cuminatto e organizzato dal Movimento per la Vita fiorentino e dall’Arcidiocesi di Firenze.

La mattinata, secondo me, non è stata che un riassunto della bellezza della vita. Sono certa che

l’intento prefissato sia stato raggiunto: dare dimostrazione del suo valore.

Per quanto mi riguarda, ciò che più mi stava a cuore, non era in sé il fatto di far conoscere ai ragazzi

la mia storia, ma usare quest’ultima come strumento di inno alla vita; insomma, la mia intenzione

era quella di far capire quanto la vita ti possa sorridere se sei TU a sorridere a lei e a guardarla con i

giusti occhi. Noi possiamo decidere come agire, e se farlo per il bene o per il male: ecco, quel

venerdì per me è stato uno sprono che mi ha spinta a perseverare nella battaglia in difesa della vita,

di qualunque tipo o forma essa sia.

Una cosa mi resterà sempre incisa nel cuore, e la voglio condividere con voi: prima di parlare, presa

dall’ansia, cercavo a destra e a manca consigli su cosa e come fare. Federico mi ha consigliato di

non vedere di fronte a me la folla, ma una sola ragazza, quella che stava nella stessa situazione in

cui anche io mi ero trovata cinque anni fa, e di parlare a lei e per lei. E con questo pensiero in testa,

così ho fatto. Ho raccontato di quanto mi sentissi sola e di come io sia rinata grazie al Centro Aiuto

alla Vita (CAV), di quanto io abbia trovato conforto nelle persone sane che erano entrate nella mia

vita e di come io sia rinata da un periodo piuttosto buio. La cosa sbalorditiva è il fatto che, nel

momento finale, nel quale veniva data la possibilità ai ragazzi di scrivere domande in forma

anonima, arriva un foglietto dal quale il conduttore legge queste parole: “Dove hai trovato la forza di

dirlo ai tuoi genitori? Perché forse sono incinta”. Queste poche, semplici parole, sebbene mi abbiano

caricata di un grande senso di responsabilità nei confronti di quell’ipotetica vita, hanno dato un

senso speciale al mio intervento. Così era stato, la ragazza “immaginaria” alla quale stavo

raccontando di me e del mio bimbo, esisteva davvero! E anche se così non fosse stato, la cosa che

più conta è aver fatto capire anche a una sola persona, che le difficoltà che si incontrano, possono

essere superate sempre, a prescindere da tutto.

La mia speranza sta nell’essere riuscita a testimoniare che sì, la vita metterà sempre delle sfide nel

nostro percorso: ci saranno sempre ostacoli in cui si inciamperà, ma tutto dipende da me, e da te. La

soluzione non è quella di schivarli ma di superarli a testa alta e traendo da loro i migliori

insegnamenti.

Questa quarantunesima giornata per la vita voleva andare a smuovere le coscienze dei giovani.

Sono certa che un germoglio in ognuno di loro sia stato messo, ora basta solo annaffiarlo!

A quarantun’anni dalla legge che, nel 1978, legalizzò l’aborto, la strada in difesa della vita è

tutt’altro che in discesa, ma io vedo speranza. La fiducia che ho è stata confermata dalle centinaia di

luci che si sono accese durante il concerto, quel venerdì mattina. Le luci dei telefoni brillavano

come una pioggia di stelle in un cielo nero, e si muovevano in sincro a ritmo di musica. È stata

un’emozione unica e toccante assistere ad una risposta così potente.

Oltre a ringraziare di questa grande opportunità che mi è stata data, due grazie speciali che mi sento

di dare sono rivolti agli altri due ragazzi che hanno testimoniato. Sono stati per me come un

balsamo per l’anima. Federico mi ha dato dimostrazione di quanto sia vero che dalle ceneri si può

rinascere, di quanto conta essere determinati e di come sia grandiosamente soddisfacente uscire da

quelle sabbie mobili, così come ha fatto lui. Nicole, invece, con la sua grinta, mi ha trasmesso la più

grande gioia di vivere, attraverso il suo sorriso: da lei ho imparato ad apprezzare tutto ciò che la

vita regala, a partire dalle piccole cose, per crearne di grandi.

Insomma, emozioni irripetibili rimarranno incise dentro di me, questo è certo.

Mariella P.