Pensieri di uno “spaventapasseri”: la testimonianza di vita di un uomo con la sla.
Pensieri di uno “spaventapasseri”: la testimonianza di vita di un uomo con la sla.
Nei giorni in cui seguiamo attenti e con fiato sospeso la drammatica vicenda di Vincent Lambert, l’uomo tetraplegico a cui i medici dell’ospedale di Reims dove è ricoverato hanno interrotto l’alimentazione e idratazione, riprese dopo l’intervento del Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, il pensiero va anche a tutte quelle persone che soffrono di gravi patologie e che si trovano in condizioni analoghe a quelle di Vincent Lambert.
Tra queste ricordiamo anche chi ci ha lasciato una preziosa testimonianza di una vita vissuta a fondo, nonostante la grave malattia, documentata nel libro “Pensieri di uno spaventapasseri”, di Carlo Marongiu, ex vigile del fuoco di Narbolia, un paesino in provincia di Oristano, morto nel 2008 dopo 11 anni di vita vissuta con la sla.
Il libro è in sé una preziosità, se solo si riflette su come è stato scritto: non digitando i tasti del computer per formare le parole o con una semplice penna, ma con una tavola con scritte sopra le lettere dell’alfabeto che Carlo indicava alla moglie Mirella col movimento degli occhi fino a comporre ogni singola parola.
Sono pagine che chiunque immagini la vita di un malato grave come priva di senso, indegna o inutile dovrebbe leggere, perchè da queste traspare invece una grande forza di vivere, coraggio e tanta speranza.
Lo spaventapasseri del titolo è lui, un uomo immobile, il cui corpo non risponde all’ordine di muoversi, ma che elabora pensieri e considerazioni grazie alla sensibilità che si è affinata sempre più per via della malattia e che gli permette di vedere il mondo da un’altra angolazione. Tanto che nel piccolo paese in Sardegna era solito formarsi una lunga fila di persone che andavano a fargli visita per chiedergli un consiglio, per trovare conforto o ricevere speranza. La terribile malattia aveva ridotto Carlo Marongiu a uno “spaventapasseri” come soleva descriversi, ma l’aveva anche forgiato donandogli una saggezza fuori dall’ordinario, che lui a sua volta regalava agli altri.
Il libro è un vero inno alla vita, con pagine profonde sulla sofferenza, sulle difficoltà della malattia e su cose che spesso si danno per scontate, raccontate anche con punte di ironia e leggerezza.
Se a Carlo fosse stato impedito di vivere i suoi giorni fino alla morte naturale, in quanto malato grave, a lui sarebbero stati negati i momenti intimi con la sua famiglia, le giornate riflessive, gli incontri con la gente che andava a trovarlo da tutta la Sardegna e tanto altro. E noi non avremmo mai avuto la sua splendida testimonianza, quella di un uomo in grado di trovare la forza in momenti bui e dolorosi della vita che come ha scritto lui stesso, immobile in un letto, comunicandocelo attraverso gli occhi, “vale sempre e comunque la pena di essere vissuta”.

 

Veronica Mameli