Parola d’ordine: Dare Futuro al nostro servizio per la Vita
Parola d’ordine: Dare Futuro al nostro servizio per la Vita

Che il Movimento per la Vita italiano abbia sempre desiderato coinvolgere le giovani generazioni nel proprio servizio non è un mistero. Fin dagli inizi, per i ragazzi sono stati pensati e realizzati tanti bellissimi eventi di formazione e incontro, primi fra tutti il Concorso Europeo e i Life Happening V. Quarenghi, e Cav e MpV di tutta Italia li hanno spesso coinvolti nelle attività locali.

Ma in occasione dell’ultimo Convegno nazionale dei Centri di Aiuto alla Vita, intitolato “Diamo vita al futuro. Insieme per guardare lontano”, svoltosi a Montesilvano dal 15 al 17 novembre, il passo è stato ulteriore. L’intervento previsto domenica mattina con il titolo “La staffetta generazionale – per dare futuro al nostro servizio” dimostra la maturata consapevolezza che il MpV, sia a livello nazionale sia a livello locale, debba impegnarsi per coinvolgere e formare tanti giovani, per renderli pronti ad ereditare il meraviglioso patrimonio morale, operativo, culturale e spirituale che il Movimento ha accumulato e custodito in più di quarant’anni di storia. È questo l’unico modo per garantire con continuità l’esistenza del nostro volontariato per la Vita.

Liberare spazio

In una scena emozionante del film d’animazione Disney Pixar Up, l’anziano protagonista Carl deve trovare il modo di far volare nuovamente la propria casa per salvare Kevin, il bimbo paffuto diventato suo compagno di avventure. L’unico modo possibile per riuscirci è “liberare spazio”, rinunciare a portare con sé tutti gli oggetti e i ricordi del suo passato, liberarsi di quello che è stato per accogliere quello che verrà.

Con questa rinuncia, forse dolorosa ma sicuramente vitale, Carl può fare spazio ad una nuova e parimenti straordinaria avventura. Ecco, ci è sembrato questo il modo migliore per descrivere una “staffetta generazionale”.  Un continuo riequilibrare gli spazi, per custodire la memoria e la bellezza di quanto è stato costruito nel tempo, avendo però cura di garantire sempre al “nuovo”, al “futuro”, le condizioni e il posto per concretizzarsi. Perché il valore che il “nuovo”, il giovane, apporta al nostro volontariato rappresenta  una irrinunciabile ricchezza e speranza: chiunque abbia a che fare con loro, sa che i ragazzi donano originalità, di idee e creatività, energia e credibilità al nostro servizio.

Infatti, non si dimentichi che i giovani sono i più autentici testimoni della nostra missione agli occhi dei loro coetanei e che essi rappresentano una risorsa importante anche nei confronti dell’utenza che si rivolge ai cav, di quelle mamme adolescenti o giovanissime che giungono nei centri.

sogno

Quando desideriamo incontrare i ragazzi e appassionarli al nostro servizio, sono tre gli ingredienti immancabili che la nostra relazione con loro ci richiede. Il primo è un sogno. Al giovane serve un sogno necessariamente grande, un’idea che gli rivoluzioni la vita, una vocazione che gli riempia l’esistenza di significato. E chi meglio di noi, che votiamo le nostre energie migliori alla custodia e alla celebrazione della bellezza della vita umana, può offrire un sogno più bello a cui destinare il meglio di loro stessi?

fiducia

Il secondo ingrediente è la fiducia. Quando incontriamo i giovani e vogliamo coinvolgerli nel nostro volontariato, abbiamo sempre due scelte: una scelta di informazione e una scelta di fiducia. La prima  si realizza quando condividiamo con il ragazzo chi siamo, cosa facciamo e come lo facciamo, chiedendogli di unirsi ai nostri obiettivi sposando le nostre modalità, insomma quando vogliamo che il giovane faccia come gli abbiamo detto noi di fare.

Altra cosa è la fiducia. Essa è la realizzazione di una relazione basata sulla  comprensione reciproca, che si realizza nell’accoglienza delle motivazioni, dei dubbi, delle idee dell’altro, della sua diversità; sull’autenticità e la coerenza delle nostre azioni rispetto ai valori che difendiamo; sulla sincerità. La “staffetta generazionale” implica un cambiamento che richiede un continuo e infaticabile labor limae, un lavoro sinergico di miglioramento.

Quando la fiducia che accordiamo al giovane è vera, anche la correzione sincera -mettere in luce i dubbi o far notare gli errori, proporre suggerimenti – è un dono prezioso che il ragazzo accoglie, medita ed eventualmente mette in pratica, è un dono d’amore destinato al suo bene, alla sua crescita.

E infine la fiducia è basata sulla libertà: la prima più ovvia, quella di proporre nuove idee; la seconda meno ovvia, quella di far scegliere al ragazzo in quale ambito mettersi alla prova; la terza, per niente ovvia, quella di sbagliare: quando ci fidiamo di un ragazzo, gli accordiamo il diritto di cadere, di compiere un errore, promettendogli che la nostra fiducia non verrà ugualmente meno, poiché sappiamo che imparare non è mai un cammino piano.

concretezza

Infine, l’ultimo ingrediente è la concretezza. Non possiamo promettere un sogno senza offrire insieme gli strumenti per renderlo possibile. Il nostro dovere è creare occasioni e spazi perché la nostra missione diventi anche la sua.

Come fare? Confrontandosi sul modus operandi, concordando gli obiettivi, le linee guida, condividendo le buone pratiche, calendarizzando gli impegni, perché – come diceva Walt Disney – la differenza tra un sogno e  un obiettivo è una data.

La staffetta tra generazioni

La staffetta generazione è una sfida è una responsabilità che coinvolge il Movimento per la Vita nazionale così come le associazioni locali. Per attuarla è necessario potenziare gli strumenti già esisenti (come il Concorso scolastico, i Quarenghi, i gruppi giovani, le iniziative locali di sensibilizzazione) e crearne di nuovi.

Ricordate come avviene il passaggio del testimone tra due atleti di una staffetta? Per un tratto di strada, entrambi corrono stringendo ciascuno il testimone. Ecco, allo stesso modo la staffetta nel nostro movimento impone che generazioni diverse camminino insieme, fianco a fianco, in armonia, stringendo con cura fra le mani lo stesso sogno. Così, insieme, non solo “diamo vita al futuro”, ma assicuriamo un futuro al nostro volontariato per la vita!

Irene Pivetta