Film: PICCOLE DONNE
Film: PICCOLE DONNE

Come mi hanno trascinato a vedere piccole donne, e quanto sono rimasto sorpreso

A volte finisci a vedere un film per caso. E’ quello che mi è successo ieri con “Piccole donne”, film che speravo di evitare. Per fortuna, non è stato così.

Il trailer presentava il film come l’ennesimo rifacimento del romanzo di Louise May Alcott del 1868. Per noi millennials rimane nella testa la versione del 1994 con Winona Rider, all’epoca fidanzatina d’america, nel ruolo di Jo,  Kirsten Dunst nel ruolo della piccola Amy  e  Claire Danes (ossia “budget Kirsten Dunst”) nel ruolo della malaticcia Beth. E la mamma interpretata dalla inossidabile Susan Sarandon.

La versione del 1994 era fedele al libro ma un tantino lenta e soprattutto molto, molto melensa. Nulla a che vedere con questa versione.

Un film di piccole donne dirette da una donna: la regista Greta Gerwig che ci ha già deliziato l’anno scorso con “ladybird” che ha fruttato una candidatura all’oscar per la protagonista Saoirse Ronan (si legge: Sersce Ronan; ebbene sì). Un film femminista? Sicuramente sì, ma di un femminismo intelligente, non demolitorio e soprattutto che non ha bisogno, per affermarsi, di demolire le figure maschili. A quello ci ha già pensato la Alcott.

I temi trattati in “Piccole donne” si scoprono attualissimi. Il dilemma di moltissime donne tra l’affermazione di sé e i sentimenti, tra la carriera e la famiglia. Ma anche il dilemma tra una vita vissuta al servizio del prossimo, o di sé stessi.

Ho sempre pensato che parlare di buoni sentimenti fosse più difficile, e non più facile, che parlare di altro. Ma la regia riesce a evitare questi rischi. Questo attraverso una narrazione che sfrutta un costante salto temporale tra il prima e il poi, senza però far perdere l’orientamento ad uno spettatore minimamente attento. Il ritmo è veloce, la recitazione anche. Il film non annoia ma coinvolge.

Le attrici sono tutte brave. A cominciare da Laura Dern, che abbiamo conosciuto con il discusso Star wars: gli ultimi Jedi  e che interpreta un personaggio che è davvero un campione di umanità, un modello vero di femminilità. E poi c’è Jo ovviamente, interpretata dalla collaudata Ronan, che ruba la scena addirittura a Emma Watson, lanciatissima ormai nei film in costume. E grande spazio anche per quel giovane (per me) odioso ma bravissimo Timothée Chalamet.

Piccole donne è un film a favore della vita? Sicuramente sì, perché è un film che non nasconde la testa sotto la sabbia, e affronta i problemi veri. Ma soprattutto Piccole donne ci mostra quello di cui questa generazione ha un tremendo bisogno: il senso della famiglia, la sua importanza. La bellezza di una famiglia numerosa, nonostante le difficoltà. La possibilità per chiunque di essere sé stessi pur senza rifiutare il proprio ambiente e le proprie origini.

Il senso di calore, la fratellanza, il dolore delle scelte prese e la fiducia nel futuro. Troverete tutto questo nel Piccole donne di Greta Gerwig, che vi consiglio di andare a vedere. Prima che lo tolgano dal cartellone.

 

Emanuele Petrilli