SISTER: il corto sull’aborto in Cina
SISTER: il corto sull’aborto in Cina
“SISTER” , IL CORTO CANDIDATO ALL’OSCAR 2020 SULL’ABORTO DAL PUNTO DI VISTA DEI FRATELLI E DELLE SORELLE
Il cortometraggio “Sister” della regista cinese Siqi Song è stato candidato all’Oscar 2020 come miglior corto animato. Girato in bianco e nero,“Sister” narra la storia di un bimbo che immagina come sarebbe stata la sua vita se sua sorella fosse venuta al mondo, all’epoca della “politica del figlio unico” in Cina.
Nel 1979 il governo cinese di Deng Xiao Ping varò una politica di controllo delle nascite a livello nazionale. Lo scopo era quello di ridurre la crescita della popolazione. La Cina introdusse così la regola del figlio unico. Significava che nel caso in cui una coppia desiderava concepire un secondo figlio doveva avviare una richiesta apposita alle autorità.
La politica di pianificazione familiare cinese prevedeva inoltre un insieme di rigide regole volte a contenere le dimensioni dei nuclei familiari, attraverso la celebrazione di matrimoni ritardati e il distanziamento di almeno quattro o cinque anni dalla nascita di un figlio all’altro. La violazione alle prescrizioni previste dalla pianificazione familiare comportava sterilizzazioni, aborti forzati e il pagamento di multe consistenti.
Dal 2013 la politica del figlio unico è stata abolita, ma le sanzioni sono rimaste comunque in vigore anche oggi a partire dal terzo figlio.
Tra narrazione e storia
Come sarebbe stata la mia vita con quella sorellina, se anche lei avesse avuto la possibilità di nascere? E’ quello che si domanda il protagonista della storia, immaginandosi le litigate per il potere sul telecomando per vedere i cartoni animati alla televisione, il prendersi le colpe di una marachella da lei commessa davanti ai genitori per difenderla, o fare cose senza senso come piantare in un vaso un dente da latte nella speranza che cresca una pianta di denti da latte.
Questo cortometraggio ricco di tenerezza e assai toccante fa riflettere su un aspetto poco dibattuto e in genere ignorato. Si parla spesso delle conseguenze dell’aborto sulla donna, ma troppo poco di quelle che riguardano anche i fratelli e le sorelle. Come in questo caso la solitudine dei figli unici della Cina comunista e l’assenza, in realtà percepita nel profondo, di qualcuno/a che manca nella propria vita. Come lascia intendere la dedica alla fine del film: “a tutti i fratelli e sorelle che non abbiamo avuto”.
Veronica Mameli