Jerome Lejeune, il medico coraggioso
Jerome Lejeune, il medico coraggioso

È il 3 Aprile del 1994 , quando muore a Parigi l’illustre scienziato e medico di fama internazionale Jèrome Lejeune. Nella costellazione dei grandi nomi della scienza, che hanno permesso di rivelare all’umanità i più profondi misteri della natura, spicca per bellezza il luminoso nome di Jerome Lejeune.

Medico e ricercatore, Lejeune è lo scopritore della causa della “sindrome di Down” ed i suoi studi sulla genetica, in particolar modo sulle malattie dell’intelligenza, ne fanno senza dubbio il fondatore della genetica moderna.

È il primo ed unico genetista francese a ricevere il William Allan Award, premio annuale della American Society of Human Genetics,  nel 1969.

Ma più che dalla sua carriera accademica e brillante intelligenza, il suo nome è reso ancor più luminoso dalla sua bontà; una mente brillante è già cosa di per se ammirevole ma quando l’intelligenza si unisce alla bontà, ecco la meraviglia; quando scienza e coscienza si sposano, ecco la meravigliosa vita di Jerome Lejeune !

Gli studi e la scoperta “antirazzista”

Dopo aver compiuto gli studi in medicina, Jerome Lejeune diventa nel 1952 maitre de recherche al CNRS ed i suoi primi studi si concentrano sulla sindrome di Down sostenendo, nel giugno del 1960 presso la facoltà di Scienze dell’università di Parigi, una tesi di dottorato in scienze naturali sul mongolismo. Fino allora l’ignoranza sui bambini detti “mongoloidi” era tale da far pensare che, per il loro aspetto fisico, avessero relazioni con gli abitanti della Mongolia, da qui il termine “mongolismo” . Fu un certo Langdon Down che nel 1886 descrisse quella che chiamò “idiozia mongoloide” – stesso autore della “idiozia negroide” e “malese”- considerando la trisomia 21 come una tara razziale. Ci vollero gli studi e le osservazioni del giovane medico parigino per spazzare via i tanti pregiudizi e le erronee convinzioni scientifiche dell’antecedente classificazione di Down.

Nel 1953 merita di essere ricordata una sua curiosa e sensazionale scoperta: la relazione tra dermatoglifia – lo studio delle linee della mano e delle impronte digitali- e la sindrome di Down. In particolare risultano confuse nella maggioranza dei malati, la piega della flessione della mano chiamata comunemente “linea della testa” con la “linea del cuore”. Si potrebbe dire che la “linea del cuore” prende il sopravvento sulla “ linea della testa” . E infatti le funzioni intellettuali dei piccoli malati sono sicuramente colpite, ma integra e più viva che mai rimane l’affettività, cosi’ come la memoria.

In altri termini, le facoltà superiori dell’uomo, quelle cioè che gli offrono la possibilità di ammirare, sono le meno colpite. L’intuizione di un possibile “accidente cromosomico” spinse il giovanissimo ricercatore a coltivare tessuti di bambini trisomici per poterne osservare i cromosomi.

Elaborata una tecnica d’esame più efficiente basata su colorazione, fotografia e “messa in ordine” dei cromosomi, nel 1959 Lejeune insieme ai suoi collaboratori firmano la sensazionale scoperta all’Accademia delle Scienze : la causa della sindrome di Down è un cromosoma di troppo e più precisamente della ventunesima coppia.

A questa succedono altre scoperte.  In pochi anni il professor Lejeune arricchisce le conoscenze della medicina con più di 300 pubblicazioni scoprendo altre sindromi e contribuendo a precisarne altre.

“Utilizzeranno la nostra scoperta per sopprimerli”

Succede che nel 1970, leggendo il giornale nell’aereo di ritorno dagli Stati Uniti, Lejeune apprende della proposta di legge Peyret, tendente a sopprimere i bambini malformati.

Il testo è del 1970,  proprio negli anni in cui nascono le prime tecniche di diagnosi prenatale. Potete immaginare l’effetto di questa notizia sul giovane ricercatore : un fulmine a ciel sereno. Lui che scopri’ la trisomia 21, nel mezzo dei suoi studi atti delineare un possibile approccio terapeutico, vede sgretolarsi in un attimo tutte le sue speranze per i piccoli pazienti che aveva in cura.

Racconta che un giorno presso l’ospedale dove lavorava, un giovane paziente gettandosi tra le sue braccia gli disse:

– Vogliono ucciderci! Ci devi difendere. Noi siamo troppo deboli, non sappiamo farlo da soli. 

 

Il giorno seguente il professor Lejeune si confronta con la sua equipe :

– Sarò costretto a prendere pubblicamente la parola per difendere i nostri malati. Utilizzeranno la nostra scoperta per sopprimerli. Se non li difendessi li tradirei e rinuncerei a ciò che di fatto sono divenuto: il loro avvocato naturale.

Da questo momento in poi il professor Lejeune si trova in svariati dibattiti televisivi a difendere in prima linea i suoi pazienti. Lo fa rispondendo alle più arzigogolate domande con rigore scientifico e andando sempre al cuore stesso della medicina. E ricordando che è una scienza nata per curare.

Troveremo. E’ impossibile non trovare. E’ uno sforzo intellettuale molto meno difficile che mandare un uomo sulla luna
( Jerome Lejeune)

Nel 1973 pubblica la Dichiarazione dei medici Francesi a cui aderiscono ben diciottomila medici. Ma la legge abortista intanto passa e con scorrettezza politica si vede tagliati i fondi nella ricerca.

I suoi ricercatori lo abbandonano, rimanendo di fatto solo nel campo di battaglia.

I tanti potrebbero domandarsi: non sarebbe stato meglio per lui godersi la fama di illustre scienziato? E’ stata forse una questione di religione a spingerlo in questa crociata?

Per quanto concerne la religione, egli ha spesso affermato che se la Chiesa gli avesse chiesto di ammettere che l’aborto non è la soppressione di un essere umano, lo scienziato che era in lui avrebbe sicuramente cessato di essere cattolico.

Da questa sua affermazione se ne può dedurre una motivazione. Non motivi puramente teologici ma la più materialistica tra le questioni: la certezza, l’inequivocabile verità scientifica che l’embrione è un essere umano.

 La genetica umana si riassume in un credo elementare ed è questo: all’inizio vi è un messaggio, ed il messaggio è nella vita, il messaggio è la vita. E se questo messaggio è un messaggio umano allora questa vita è una vita umana. (Jerome Lejeune)