L’inizio della Vita: esplosione di luce
L’inizio della Vita: esplosione di luce

A tutti noi sarà capitato di ammirare, almeno una volta nella vita, il meraviglioso spettacolo dei fuochi d’artificio. Un attimo prima il silenzio quasi irreale dell’attesa. Subito dopo un’esplosione di luce e rumori senza precedenti capace di squarciare anche il cielo più buio.

Ed è proprio così che inizia la vita umana: con un’esplosione di luce.

Lo hanno dimostrato i ricercatori della NorthWestern University (Illinois, Stati Uniti). Grazie a sofisticate tecnologie, sono riusciti a fotografare l’istante esatto del concepimento, quando il gamete maschile penetra nell’ovocita materno dando origine alla formazione dello zigote.

Il suggestivo fenomeno sarebbe determinato dalla liberazione di un’ingente quantità di energia da parte di milioni di atomi di zinco con la conseguente produzione di veri e propri lampi di luce, “infinitesimali fuochi d’artificio” che esplodono annunciando l’inizio di una nuova vita.

Grazie a complessi processi di ricombinazione genetica che avvengono durante la formazione dei gameti, la cellula che deriva dalla loro fusione, ovvero lo zigote, è assolutamente unica nel suo genere.  È diversa da qualsiasi altra cellula appartenente all’organismo materno o paterno, e racchiude già in sé tutte le caratteristiche del nuovo individuo che da essa si andrà sviluppando nel corso della gestazione, attraverso successivi processi di divisione, differenziamento e accrescimento.

segmentazione

Il primo stadio dello sviluppo embrionale è detto segmentazione. Inizia lungo la tuba e comporta numerose divisioni cellulari che porteranno alla formazione della morula, composta da 16 cellule. Sarà proprio la morula, nel corso del quarto giorno dalla fecondazione, ad entrare nell’utero, nido che da questo momento custodirà l’embrione durante tutto il suo sviluppo.

Una volta all’interno della cavità uterina la morula va incontro ad una nuova trasformazione. In seguito alla penetrazione di liquido attraverso la zona pellucida che la riveste, gli spazi intercellulari della parte più interna della morula si allargano sempre di più.  Infine, si fondono a formare una cavità interna detta blastocele. Da questo momento l’embrione prende il nome di blastocisti e aderisce alle pareti dell’utero annidandosi nell’endometrio: è il primo abbraccio che si verifica tra la nuova vita e l’organismo materno che lo accoglie.

gastrulazione

Lo stadio immediatamente successivo è detto gastrulazione ed avviene nel corso della terza settimana: nella gastrula le cellule dell’embrione si dispongono a formare tre strati di tessuto, detti foglietti embrionali, dai quali trarranno origine tutti i tessuti del nuovo organismo.

La stupefacente macchina della Vita, messa in moto ormai già da qualche settimana, continuerà la sua corsa inarrestabile con il progressivo sviluppo e accrescimento di tutti gli organi del bambino.  A partire dall’ottava settimana non si parla più di embrione bensì di feto.

La cosa più affascinante è che fin dal momento del concepimento, dunque a partire da quella stupefacente esplosione di luce da cui tutto ha avuto inizio, l’embrione ha seguito un proprio programma genetico e ha provveduto al proprio fabbisogno metabolico fino a prima di attecchire sull’endometrio, a ribadire la sua già acquisita (seppur non completa) autonomia funzionale, che lo rende vivo seppur non ancora nato.

Recenti studi hanno verificato come gli eventi centrali della morfogenesi vengano raggiunti autonomamente dall’embrione. Che dunque cresce e agisce per conservare la propria esistenza senza bisogno di essere guidato in ciò da stimoli provenienti dall’organismo materno, almeno non inizialmente. Ed è proprio questa autonomia che distingue un organismo vivente da un organo o da un tessuto.

L’embrione stesso produce una serie di annessi fondamentali al suo sviluppo: l’amnios, che avvolge l’embrione e lo racchiude in un sacco ripieno di liquido amniotico; il sacco vitellino, che fornisce le sostanze nutritive necessarie all’embrione fino alla completa formazione della placenta; il corion, formato da sottili estroflessioni vascolarizzate (villi coriali) che sono a contatto con l’endometrio; l’allantoide, estroflessione dell’intestino dell’embrione che si fonde con i villi coriali, vascolarizzandoli.

la placenta

In questa prospettiva di auto-organizzazione dell’embrione, il processo gestionale non è più un atto esclusivo della madre, ma un evento vissuto e realizzato in due. E la placenta rappresenta un esempio paradigmatico di questo specialissimo rapporto di mutua condivisione che si instaura tra madre e bambino: essa, infatti, è costituita sia da tessuti fetali (faccia corionica, che volge verso il feto) che materni (faccia basale, che volge verso l’endometrio).

La placenta è l’organo attraverso cui l’ossigeno e le sostanze nutritive passano dal sangue materno a quello fetale. Essa svolge anche un importante ruolo protettivo perché gli anticorpi materni la attraversano e proteggono il feto, fornendogli un’immunità passiva che permane anche per qualche mese dopo la nascita. Si può considerare, infine, anche un organo endocrino perché produce ormoni necessari al corretto mantenimento della gravidanza e li riversa nel torrente circolatorio della madre.

il cross-talk

Proprio attraverso la placenta, dunque, si crea un equilibrio unico e speciale tra madre e figlio. Due esseri umani che si co-realizzano e si arricchiscono vicendevolmente durante il percorso della gestazione, comunicando costantemente tra di loro in quello che è il cosiddetto cross-talk immunologico. Il bambino cresce e si sviluppa mese dopo mese nel grembo della madre, ma anche il corpo della gestante subisce delle modificazioni importanti, come se quel piccolissimo essere umano imprimesse fin da subito la sua impronta all’esterno a testimonianza del fatto che già “è” ed “esiste”. Vari studi, tra l’altro, hanno dimostrato che in questo reciproco scambio di cure anche il figlio apporta dei benefici alla madre, rallentando il processo di invecchiamento e favorendo il mantenimento dei tessuti e la loro capacità di rigenerarsi.

L’embrione, insomma, ci parla e dà segno di sé, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana. È vita nella sua forma più autentica, una vita cominciata con un’esplosione di luce, in un’aurora improvvisa e abbagliante che ci ricorda quanto enigmatica ma al tempo stesso meravigliosa sia la natura umana.

Ivan la Torraca