THE TREE OF LIFE: un film come pochi altri
THE TREE OF LIFE: un film come pochi altri
Recensione del film Tree of Life, di Terence Malick (2011)
L’albero della vita è un elemento simbolico che nelle varie culture assume significati diversi, ma che sempre rimanda, in un modo o nell’altro, all’origine della vita. Noi giovani prolife abbiamo una passione per ciò che riguarda la vita in tutte le sue sfaccettature, e dunque un film con un titolo del genere si preannuncia subito interessante.
Il protagonista è un uomo, della cui esistenza ci vengono presentati alcuni scorci, e alcuni drammi. Lo vediamo adulto, tormentato, e bambino, ugualmente inquieto, diviso tra le influenze di due genitori diversi come il giorno e la notte. Conosciamo il suo sconvolgimento per la perdita del fratello ancora ragazzo, i turbamenti della sua infanzia, la sofferenza prostrante di avere un padre violento e autoritario, percepiamo la rabbia che si ritrova in corpo e che finisce per rovesciare sulle persone che ama. Assistiamo all’affetto che la madre riesce a suscitare e ascoltiamo le lezioni di vita che entrambi i genitori impartiscono, ognuno col proprio personalissimo modo.
E’ una storia di vita come tante altre, ma a raccontarla è la mano sapiente di Terrence Malik, regista, o forse artista, in grado di condurci fin dentro il mistero che questa vita può offrire.
Le esistenze dei personaggi sono mostrate allo spettatore mediante istanti ed episodi. L’impressione non è quella di assistere a fatti accaduti a qualcuno, ma di sperimentare per brevi istanti l’intrico di emozioni vissute dai personaggi. Si vivono le sensazioni del protagonista, mosso dall’istinto ma contemporaneamente frenato dal senso di colpa, ci si ritrova incastrati nella relazione di odio misto a ricerca di approvazione che il ragazzo ha con il padre, in quella con la madre, fatta di amore e recriminazioni, e nel rapporto di affetto e prepotenza che lo lega al fratello minore.
In sottofondo, un costante dialogo interiore, che svela i pensieri e i tormenti del protagonista ma anche della madre e del padre. E’ attraverso il flusso di coscienza dei personaggi che si apre la vera riflessione sulla vita: dover affrontare un episodio doloroso, la difficoltà di un rapporto o la percezione di un’ingiustizia li porta ad interrogarsi sul senso della vita e sul ruolo di Dio in essa. Tale riflessione viene condotta non soltanto a parole, ma anche attraverso immagini maestose del cosmo, di forme di vita primordiali, riprese microscopiche e macroscopiche dello spettacolo della natura in tutta la sua magnifica potenza.
A questo punto, l’esistenza nostra e quella di chiunque altro si rivelano essere qualcosa di molto più grande e prezioso di quanto ci appaiano nel quotidiano. La vita che ci scorre dentro è parte di quella stessa vita che miliardi di anni fa ha fatto la sua comparsa sulla terra, e che continuerà il suo corso ancora per molto tempo; e allo stesso tempo è l’insieme di tutte le nostre relazioni e degli eventi della nostra storia.
L’equilibrio tra queste due verità è proprio ciò che il film ci dà modo di sperimentare. Perciò il consiglio è non solo quello di guardarlo, ma di provare a viverlo insieme ai personaggi, per riuscire a scavare un po’ più a fondo nel mistero di questa vita di cui siamo parte.
Teresa Furlan