Le sorelle Blackwell

due donne dell’Ottocento alla conquista della Medicina Contemporanea

Le sorelle Elizabeth ed Emily Blackwell furono delle pioniere della Medicina. Tuttavia, ad eccezione di alcuni riconoscimenti professionali in loro memoria e qualche targa commemorativa, le abbiamo quasi completamente dimenticate.

la difficile ammissione di Elizabeth

L’ammissione di Elizabeth Blackwell al Geneva Medical College di New York avvenne quasi per ripicca. All’epoca aveva 26 anni e aveva già svolto il tirocinio presso due medici; tuttavia una decina di scuole l’avevano rifiutata.

L’unica lettera di ammissione, datata 20 ottobre 1847, giunse dal Geneva Medical College, una scuola Episcopale di New York, con questa risposta: <<Uno dei principi fondamentali di un governo repubblicano è l’educazione universale per ambedue i sessi; dovrebbero essere date a tutti le stesse possibilità, indipendentemente dalla branca dell’educazione scientifica; dunque la domanda di ammissione di Elizabeth Blackwell per diventare un membro della nostra classe, incontra la nostra piena approvazione; nell’estendere il nostro unanime invito, ci auguriamo che questo non cagioni il suo diniego all’ammissione a questa istituzione>>.

Sebbene con questa lettera s’intendesse rendere nota la decisione dell’intera classe del Geneva Medical College, non si spiegava perché l’ammissione della Blackwell fosse stata relegata al corpo studenti.

In realtà, da documenti e corrispondenze epistolari del tempo, risulta che il corpo docenti si era opposto all’accettazione. Tuttavia non voleva offendere i medici che avevano stilato le referenze della donna, così sottopose la questione agli studenti.

Questi ultimi, consapevoli dell’opposizione dei docenti ed entusiasti all’idea di potersi prendere gioco di loro, sapevano che la loro decisione doveva essere unanime. Minacciarono dunque l’unico studente che non era d’accordo, fino a farlo desistere.

Indipendentemente dai motivi degli studenti, quell’anno Elizabeth Blackwell iniziò il College alla fine dell’autunno, poche settimane dopo i suoi colleghi.

La famiglia Blackwell

L’ammissione di Elizabeth fu l’occasione di riscatto sociale per tutta la famiglia. Specialmente per il padre, che, lavorando nel commercio dello zucchero, aveva perso tutto in Gran Bretagna a causa di un incendio; perciò era stato costretto ad emigrare in America con la famiglia.

Sebbene nessuna delle cinque sorelle Blackwell si fosse mai sposata, dei quattro fratelli uno prese in moglie Antoinette Brown, la prima donna ordinata Ministro negli USA. Un altro sposò Lucy Stone, la prima donna americana a conseguire una laurea e a mantenere il cognome da nubile.

Quando Elizabeth iniziò la scuola di Medicina, la qualifica di Medico poteva essere conseguita in due anni, ma non fu facile.

Durante i suoi studi al Geneva College, i cittadini sbadigliavano alle sue lezioni rivolte alla comunità. I colleghi la denigravano . Le riviste scientifiche scrivevano di lei come se si trattasse di una nuova malattia, che necessitasse di essere tenuta sotto osservazione e di essere curata.

Persino il giornale umoristico britannico Punch ne diede notizia “per essersi distinta nell’assolvimento dei doveri di una buona moglie – accudendo un marito malato”.

In seguito un giornale pubblicò anche una caricatura di sua sorella Emily nell’atto di curare un cane.

l’avventura di Emily

Emily iniziò a studiare Medicina quattro anni dopo la laurea della sorella. Il Geneva College rifiutò la sua domanda di ammissione, perché la direzione aveva deciso di non ammettere più studenti di sesso femminile. Fu accettata, tuttavia, al Rush Medical College di Chicago.

Ancora al suo primo anno, dovette lasciare la scuola. Il nuovo veto di ammissione delle donne, deciso dal Consiglio Accademico, implicava anche l’espulsione dell’unica studentessa già ammessa.

Emily riuscì comunque a laurearsi al Cleveland Medical College nel 1854. Alla cerimonia di laurea presero parte solo altre donne laureatesi presso lo stesso College.

le sorelle Blackwell al lavoro

Le sorelle Blackwell dovettero sempre lottare per poter lavorare. Elizabeth trascorse un’estate alla Blockley Almshouse di Philadelphia, occupandosi di poveri e malati mentali.

Successivamente andò in Europa, dove lavorò in Ostetricia a La Maternité di Parigi, per poi trasferirsi all’Ospedale di San Bartolomeo a Londra.

Emily riuscì a trovare un impiego tenendo lezioni e studi osservazionali all’Ospedale Bellevue di New York. Alla fine dovette però emigrare in Scozia. A Edimburgo affiancò il medico reale James Simpson, professore all’Università e luminare dell’ostetricia: fu tra i primi a utilizzare cloroformio ed etere.

Tra le molte donne trattate da Simpson nel periodo scozzese di Emily, ci fu anche la moglie di suo cugino, Mary Blackwell, che era diventata sterile. Patologie del genere erano frequentemente curate con il metrotomo, una sorta di coltello a serramanico da inserire nell’utero della donna e far scattare. Veniva considerata una delle procedure meno traumatiche!

Sua sorella Elizabeth non condivideva l’uso del metrotomo. Solitamente optava per tecniche meno invasive, spiegando alla donna come tale metodo potesse rendere meno probabile una futura gravidanza. L’intervento riuscì, ma con gravissime conseguenze post-operatorie. Quando Elizabeth venne a sapere delle complicanze, da New York scrisse: << L’intero caso mi sembrò un’orrenda barbarie dall’inizio alla fine>>. L’esperienza di Mary, tuttavia, non si discostava molto da quella di molte altre pazienti prima dell’arrivo di antibiotici e antisettici.

una medicina alquanto primitiva

La scrittrice Janice Nimura è autrice di una biografia delle sorelle Blackwell. Secondo l’autrice, va detto che le sorelle Blackwell entrarono nel mondo della medicina in un tempo in cui il progresso era difficile. Le cure erano ancora basate sull’assurda teoria dei quattro umori corporali: sangue, bile gialla, bile nera e flegma. https://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_umorale

Non si usavano i termometri per valutare la temperatura corporea (malgrado esistessero da più di un secolo). A parte auscultazione, palpazione, percussione e controllo della frequenza cardiaca, non c’era modo di sapere cosa accadesse all’interno del corpo umano.

Un principio delle cure era il “meglio fuori che dentro”, quindi si usavano emetici, lassativi, diuretici, espettoranti, incisioni e salassi. Nessuna delle due sorelle era soddisfatta della pratica e del pensiero medico del tempo.

un ospedale per i poveri a New York

Nel 1857, quando Emily fondò a New York l’Ospedale per Donne e Bambini Indigenti, Elizabeth introdusse nuovi trattamenti basati sull’idroterapia (molto utilizzata in quegli anni nell’attuale Repubblica Ceca), e sull’igiene della persona.

Lavarsi o pulirsi erano degli atti talmente distanti dai metodi tradizionali, che la dottoressa fu accusata di “uccidere le partorienti con l’acqua fredda”. In realtà con il gesto di lavarsi le mani, azione che i medici non erano soliti compiere neanche passando dagli obitori ai reparti di maternità, si prevenivano le infezioni.

Nonostante le difficoltà, considerando solo il primo anno, le sorelle Blackwell e il loro staff trattarono oltre mille pazienti, effettuarono centinaia di interventi chirurgici e tennero lezioni di sanità pubblica.

moderne… ma non troppo

Le sorelle Blackwell furono senz’altro delle pioniere, ma questo non le rese meno legate al loro tempo. Elizabeth, in particolare, elogiava le alte ambizioni ma teneva le distanze dalle cognate suffragiste, disprezzava la povertà e la presunta promiscuità di alcune pazienti; sebbene avesse iniziato a prendere piede la teoria dei germi, considerava la malattia come un male morale.

Aderì alla frenologia (teoria scientifica del XIX secolo, poi abbandonata, secondo cui dalla conformazione del cranio sarebbe possibile risalire allo sviluppo di alcune aree del cervello, sedi di particolari funzioni psichiche), si oppose ad ogni forma di contraccezione e alle vaccinazioni.

donne in medicina tra passato e presente

Pensando alle difficoltà, alle contraddizioni delle sorelle Blackwell e a Miranda Barry, che riuscì a laurearsi in Medicina nel 1812 soltanto perché viveva come un uomo, sembra impossibile che siano esistite donne medico quasi mille anni prima. Trotula de Ruggiero, Abella, Mercuriade, Sichelgaita sono solo alcuni dei nomi delle dottoresse della Scuola Medica Salernitana, nel pieno di quelli che sono passati alla Storia come i Secoli Bui.

Qualsiasi curiosa direzione abbiano preso il progresso scientifico e le riforme sociali nel corso del tempo, quello che oggi conta, per la salute di tutti, è che gli antichi metrotomi abbiano trovato posto nelle vetrine dei musei universitari e che l’Ospedale per le Donne e i Bambini Indigenti, invece, sia ancora in piena attività, come ala del New York-Presbyterian Hospital.

Mara Citro